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"Opinionando" By Pietro Vincenzo Marcianò

"Opinionando" By Pietro Vincenzo Marcianò
La grandezza di un uomo si misura dal coraggio che ha di dire la verità e non dalla capacità di nasconderla (P. V. Marcianò)

domenica 21 novembre 2010

L'ITALIA DEI "MARONI"

   
  L’attuale Ministro dell’Interno Roberto Maroni inizia la sua esperienza politica nel 1971 militando in un gruppo marxista-leninista di Varese e poi fino al 1979 è nel movimento d'estrema sinistra Democrazia Proletaria.
Al suo primo incarico come Ministro dell’Interno firma a occhi chiusi un provvedimento in merito alla custodia cautelare, rendendosi conto il giorno dopo di aver commesso un pasticcio e accusa di essere stato imbrogliato e di non aver compreso realmente l'entità del provvedimento (sul discorso che non ha capito l’entità del provvedimento non ci sono dubbi)
Si trattava di un segnale di crisi, primo indizio dell'uscita della Lega dalla coalizione di maggioranza, con la conseguente caduta del governo Berlusconi avvenuta di lì a qualche mese.
A fianco di Umberto Bossi nella svolta secessionista della Padania il 15 settembre 1996 viene indagato dalla Magistratura per reati legati al vilipendio dell'unità nazionale e accusato di aver causato uno stato di "depressione del sentimento nazionale" tra i propri concittadini a causa della diffusione delle proprie opinioni sull'indipendenza della Padania.
Il 12 agosto 1996 il Procuratore della Repubblica di Verona Guido Papalia avviò delle indagini sulla Guardia Nazionale Padana, sospettata di essere un'organizzazione paramilitare tesa ad attentare all'unità dello Stato(articoli 241 e 283 del Codice penale).
Dopo una vicissitudine di ricorsi legali il 9 febbraio la Cassazione ha confermato per Maroni la condanna d'Appello commutandola però in una pena pecuniaria di 5.320 euro.
Maroni è stato anche imputato a Verona come ex capo delle camicie verdi, insieme al altri 44 leghisti, con le accuse di attentato contro la Costituzione e l’integrità dello Stato e creazione di struttura paramilitare fuorilegge.
Nel settembre 2006 fece scalpore la dichiarazione di Maroni a Vanity Fair nella quale asseriva di scaricare musica digitale illegalmente: la provocazione, a suo avviso, serviva a portare il caso della difficile reperibilità di mp3 a basso costo nel web al Parlamento. Il fatto costrinse la FIMI ad un comunicato stampa con cui la federazione dell’industria musicale italiana condannava le parole dell'ex-ministro, affermando che oltre sedici milioni di download legali venivano effettuati ogni anno in Italia.
Nel 2009 Maroni viene indagato a Milano per presunte tangenti ed evasione fiscali. Tra il 2007 e 2008, avrebbe ricevuto 60.000 euro, fatturati come consulenze legali dalla società Mythos, considerata dagli inquirenti una 'cartiera'.
Non si può dire che il Ministro Roberto Maroni non abbia un curriculum di tutto “rispetto”.
Mi domando come personaggi di questo stampo suscitano interesse e fiducia nei confronti degli elettori. Dovrebbero invece suscitare indignazione e repulsione e non soltanto per le accuse rivolte dalla Magistratura, ma, soprattutto, per le ignobili idee razziste e secessioniste proposte. Mentre a chiacchiere il Ministro degli Interni Maroni si dice vicino alle popolazioni del Sud, nei fatti, il Sindaco di Gioia Tauro viene ignorato e lasciato fuori dalla porta.
L’atteggiamento di indifferenza e strafottenza della lega nei confronti del Sud, avallato dal Presidente del Consiglio Berlusconi, deve essere di monito agli elettori Italiani, affinché non ripetano mai più l’errore di dare consensi a persone di dubbia moralità e di indole razzista e discriminatoria nei confronti delle Regioni meridionali che, contrariamente alle demenziali esternazioni dei leghisti, fanno e faranno sempre parte di un’ITALIA UNICA, UNITA, SOLIDALE, INSCINDIBILE E DEMOCRATICA che, sicuramente, alla caduta del Governo Berlusconi, riuscirà a risplendere, risollevandosi dal baratro in cui è stata portata dal becero berlusconismo.

Viva l’Italia unita, viva i veri Italiani.