TUTTI HANNO DIRITTO DI MANIFESTARE LIBERAMENTE IL PROPRIO PENSIERO CON LA PAROLA, CON LO SCRITTO E OGNI ALTRO MEZZO DI DIFFUSIONE. LA STAMPA NON PUO' ESSERE SOGGETTA AD AUTORIZZAZIONI O CENSURE (Art. 21 Cost.)

Libera nella rete i tuoi pensieri

Puoi utilizzare questo Blog per comunicare liberamente le tue opinioni. Manda il tuo articolo a: pieromarciano@gmail.com, sarà pubblicato integralmente.

"Opinionando" By Pietro Vincenzo Marcianò

"Opinionando" By Pietro Vincenzo Marcianò
La grandezza di un uomo si misura dal coraggio che ha di dire la verità e non dalla capacità di nasconderla (P. V. Marcianò)

domenica 10 aprile 2011

SCHIAVITU' IN CALABRIA: MIGLIAIA DI LAVORATORI IN NERO, SFRUTTATI DIECI ORE AL GIORNO PER MENO DI 500 EURO AL MESE


    Si è disposti a tutto, anche di lavorare in nero dieci ore al giorno pur di guadagnare qualche centinaio di Euro al mese, il minimo indispensabile per potersi sentire degli esseri umani, per poter socializzare senza dover fare  la figura del povero "morto di fame". Non avere un Euro in tasca è davvero tremendo, solo chi si trova in questa situazione può capire  il disagio e la disperazione che si prova, il senso di frustrazione è tanto che spesso porta a pensare di farla finita.
Sono quasi duecentomila i senza lavoro in Calabria, ovvero gli iscritti all'Ufficio di collocamento, tra questi, alcune migliaia hanno trovato un posto di sfruttamento in nero, guadagnando alcune centinaia di Euro al mese, lavorando come schiavi per più di dieci ora al giorno.
La mancanza totale di controlli assidui a tappeto, favorisce doppiamente le Imprese che, possono "assumere" in nero e sfruttare i lavoratori sottopagandoli.
Gli organi di controllo preposti intervengono d'Ufficio una tantum, oppure a seguito di qualche segnalazione, ma i risultati sono sempre scarsi o addirittura  totalmente inefficaci. Cessato l'allarme tutto ritorna come prima.
La politica del controllo, avverso il lavoro sommerso è uguale a quella per la ricerca degli evasori fiscali, si interviene a campione oppure a macchia di leopardo, quando gli Organi Superiori decidono di farlo (raramente), ottenendo ovviamente scarsissimi risultati.
Tutti lo sanno, tutti ne parlano, ma nessun Organo di vigilanza preposto interviene quotidianamente, in primis l'Unità Sanitaria Locale (oggi A.U.S.L.) attraverso gli S.P.E.SA.L. (Servizio di Prevenzione e Sicurezza per gli Ambienti di Lavoro); Ispettorato del lavoro (oggi Servizio Ispezione del Lavoro delle Direzioni Provinciali del Lavoro).
In particolare per le competenze e i poteri attribuiti la nuova disciplina ha distinto: quelli del personale ispettivo delle Direzioni del Lavoro che svolgono le funzioni di vigilanza in materia di "lavoro e di legislazione sociale"; quelli del personale di vigilanza dell'I.N.P.S. dell'I.N.A.I.L., dell'E.N.P.A.L.S. e degli altri enti per i quali sussiste la contribuzione obbligatoria, nell'ambito dell'attività di verifica del rispetto degli obblighi previdenziali e contributivi.  Nel mentre il personale ispettivo delle Direzioni Prov.li del Lavoro opera anche, nei limiti del servizio cui è destinato e secondo le attribuzioni conferite dalla normativa vigente, in qualità di ufficiale di polizia giudiziaria, tale qualifica non è estesa al  personale di vigilanza dei citati enti parastatali, cui comunque sono attribuiti poteri  "amministrativi" ispettivi, quali il potere di accesso, il potere di interrogatorio, di  visione dei documenti di lavoro (libri paga e matricola) ecc. Ovviamente più complesse e "complete" sono le competenze, attribuzioni e potestà  riconosciute al personale ispettivo in forza presso le Direzioni (provinciali e regionali)
La mancata attività di vigilanza per la prevenzione e la repressione del lavoro nero o sommerso che si voglia,  favorisce le Imprese a non rispettare le Regole. Ovviamente, di conseguenza, sfruttano i lavoratori come se fossero degli schiavi, facendoli lavorare per più di otto ore al giorno, per una paga che raramente supera i cinquecento euro al mese.
Tutto questo può e deve finire, l'intervento della politica Regionale è indispensabile per far cessare questa forma di illegalità ormai dilagante in tutta la regione che, umilia e costringe allo stato di schiavitù le persone bisognose che non possono ribellarsi o denunciare l'abuso per  paura di perdere quella misera paga di cui hanno tanto bisogno per poter sopravvivere . 
Il comportamento delle Imprese sfruttatrici è indegno e inumano,  ma, altrettanto lo è il comportamento di chi deve vigilare e non lo fa. Anche la politica ha una grande responsabilità, non basta e non serve a nulla istituire Bonus o Voucher per i disoccupati. Sono più efficaci gli interventi concreti, volti alla repressione del lavoro nero. La politica assistenzialistica non fa altro che favorire l'illegalità. Per risolvere o quantomeno mitigare il problema del lavoro nero, serve urgentemente un intervento politico mirato, al fine di mettere in moto tutti gli Organi di controllo. Soltanto obbligando gli Enti competenti ad intervenire in maniera rigida e rigorosa si potrà risolvere il drammatico problema della schiavitù in Calabria