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"Opinionando" By Pietro Vincenzo Marcianò

"Opinionando" By Pietro Vincenzo Marcianò
La grandezza di un uomo si misura dal coraggio che ha di dire la verità e non dalla capacità di nasconderla (P. V. Marcianò)

martedì 27 settembre 2011

LAVORO NERO: LA CALABRIA PRIMA IN CLASSIFICA

   

    In tutta Italia il lavoro irregolare e sommerso è un fenomeno sempre più dilagante,  ma in alcune regioni è più consistente. Come evidenziano i dati raccolti nel rapporto del gruppo di lavoro sull'economia sommersa, guidato da Enrico Giovannini, presidente dell'Istat. Secondo i dati presentati qualche mese fa dal Gruppo di lavoro sull'economia sommersa istituito dal Ministero dell'Economia  il tasso di irregolarità delle unità di lavoro presente al Sud è più del doppio di quello presente al Nord. Se nel Veneto ed in Lombardia è rispettivamente pari al 9,4% e 9,6%, in Campania raggiunge il 15,3%, in Puglia il 18,7%, in Sicilia il 19,2% per arrivare in Calabria addirittura il 29,2%. Se da un lato costituisce una vera e propria piaga sociale ed economica, dall'altro è l'unico sistema per potersi guadagnare la pagnotta. In Calabria, i giovani disoccupati (che sono circa il 65%) sono sempre alla ricerca di un lavoro per poter sopravvivere dignitosamente, e non si creano (a ragione) lo scrupolo, se si tratta di lavoro in nero, oppure di attività lavorative in imprese c.d. mafiose.  In Calabria, l'economia gira attorno ad un sistema che, seppur illegale è l'unica fonte di guadagno e meno male che c'è.  
Anzitutto, la disoccupazione non è un problema nuovo in Calabria, da sempre questa terra è stata bistrattata e dimenticata dal Governo Centrale, quindi non si può biasimare chi accetta qualsiasi condizione pur di poter lavorare.
Il tessuto produttivo Calabrese è fragile e inadatto all'esportazione, quindi, basato su livelli produttivi volti a soddisfare  soltanto le necessità locali,  peculiarità che produce una fonte di reddito molto bassa e sopratutto in nero.
Purtroppo, il Governo Nazionale non fa molto per mitigare il problema e quello Regionale si dedica quasi sempre al mero assistenzialismo. Contribuendo così a mantenere vita natural durante questo stato di fatto,  diventato ormai "la regola" che disciplina il mondo del lavoro in Calabria.
Per avitare di essere annoverati al primo posto nella graduatoria del lavoro nero o irregolare bisogna che la Politica legiferi adeguatamentre per reprimere le forme di lavoro illegali e gli Organi competenti vigilino attentamente affinchè  le imprese rispettino tutti i regolamenti e i contratti del lavoro. Inoltre, quando vengono  assegnati contributi, bisogna controllare che vengano effettivamente spesi per come programmato. 
Occorre valorizzare seriamente (e non con spot demenziali)  le risorse naturali che, sono copiose ed abbondanti in questa Regione. Occorre valorizzare il turismo, sopratutto quello balneare, intervenendo in primis sulla qualità delle acque e sul controllo dei servizi che spesso lasciano a desiderare.
Lottare il lavoro nero e il sommerso, il precariato, eliminare gli abusi e l'evasione fiscale, tutto questo è possibile, se, soprattutto i Politici Regionali mettono da parte gli interessi personali e le velleità, per dedicarsi esclusivamente al bene della collettività. Cosa per la quale sono esclusivamente demandati.