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"Opinionando" By Pietro Vincenzo Marcianò

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La grandezza di un uomo si misura dal coraggio che ha di dire la verità e non dalla capacità di nasconderla (P. V. Marcianò)

martedì 1 novembre 2011

IL PORTO DI GIOIA TAURO COME LA LIQUILCHIMICA DI SALINE: A DAR FIDUCIA AI POLITICI SI FINISCE A DOVER VENDERE FERRO VECCHIO


Sta lentamente finendo nel dimenticatoio il problema del porto di Gioia Tauro.
La grande opera marittima realizzata nel comune di San Ferdinando, allo scopo di dare una grande svolta economica al territorio della provincia di Reggio Calabria e perchè no, all'intera Regione è ormai passata in secondo piano se non addirittura dimenticata.
Come di prassi, i politici hanno fatto la loro opportuna apparizione nel momento più concitato per i lavoratori portuali.
Il consigliere regionale Candeloro Imbalzano nella sua apparizione recitò quanto segue:
Siamo convinti che sulla grande ‘Questione’ e sul futuro del Porto di Gioia Tauro, nel rispetto dei diversi ruoli, si debba realizzare il massimo della sinergia tra Istituzioni tutte, forze sociali, Autorità Portuali, imprenditori direttamente interessati ed i Sindaci di San Ferdinando, Rosarno e Gioia Tauro i quali hanno tutto il diritto/dovere di svolgere un ruolo da protagonisti dei processi di sviluppo che interessano anzitutto i loro territori”. È quanto afferma - si legge in una nota stampa - il consigliere regionale Candeloro Imbalzano,  "nonostante tutto" continua Imbalzano, Gioia Tauro, avendo punti di forza unici, può aspirare ancora ad un futuro meno nebuloso di quello attuale”.
Ammettendo lo stesso consigliere Candeloro Imbalzano che la situazione attuale del porto è molto critica, contribuisce alla soluzione del problema con la semplice dichiarazione  "si può aspirare ancora ad un futuro meno nebuloso di quello attuale"
Il presidente della Regione Giuseppe Scopelliti, invece, al termine dell’incontro al ministero delle Infrastrutture e Trasporti, per il porto gioiese disse: “E’ stata una dimostrazione concreta dell’interesse del Governo per il porto di Gioia Tauro”. Scopelliti dichiarò di aver illustrato tutto il lavoro fatto e gli importanti obiettivi raggiunti. Però, visto come stanno attualmente le cose, oggi si può senza indugio dichiarare che non è stato raggiunto e manco sfiorato nessun obiettivo.
Sempre lo stesso Governatore Scopelliti con un comunicato stampa dichiarò  “Continueremo a lavorare sull’Apq – e sulla crescita del polo logistico. Inoltre, attraverso il ministero dello Sviluppo Economico, abbiamo chiesto il riconoscimento della zona come “area di crisi” e il coinvolgimento di Invitalia per mettere a punto un progetto di investimento finalizzato ad attrarre nuove imprese. Solo così il retroporto sarà volano di sviluppo per tutto il territorio”. Veramente incomprensibile e privo di logica il discorso del Governatore Scopelliti che parla di  sviluppo del "retroporto" quando il problema sta soltanto nel far funzionare a regime il porto.  
Finite le passerelle e i retorici bla, bla, bla, dei politici intervenuti (per modo di dire) a difesa del porto di Gioia Tauro, continua a rimanere il problema e la rabbia dei lavoratori  messi in cassa integrazione ed alcuni addirittura già licenziati. 
Sembra di assistere alla replica della fine della Liquilchimica di Saline. Il porto di Gioia Tauro, un terminal all'avanguardia, dotato di mezzi che rispondono alle più moderne richieste di mercato, ha intrapreso l'inesorabile strada del suo declinio. Quello che sta succedendo al porto di Gioia Tauro ha dell'icredibile. Nel mentre gli armatori chiedono di venire a Gioia Tauro, la MAERSK, azionista al 33% della Società portuale è andata ad investire a La Spezia e a Vado' Ligure, dirottando  le  richieste di attracco, di carico e scarico, proprio negli altri porti. Cosa c'è sotto? Perchè si vuole volontariamente mettere in crisi lo scalo commerciale di Gioia Tauro?  Chi vuole il male dei lavoratori che in tutti questi anni hanno portato  il terminal a  livelli eccezionali, lavorando alacremente giorno e di notte per tutti i giorni dell'anno? Quali risultati hanno prodotto i viaggi in Svizzera e a Roma? Ho tanto la brutta impressione che anche il porto di Gioia Tauro possa fare la stessa fine della Liquilchimica di Saline. Ormai è saputo e risaputo che in questa Regione gli interessi politici-economici finiscono con il collaudo dell'opera ultimata. La maggior parte di denaro passa da una mano all'altra soltanto nelle fasi di progettazione e realizzazione delle opere. Per quanto concerne poi alla conduzione, sono soltanto rogne e spese dalle quali tutti vogliono starne alla larga. 
Finirà anche il porto di Gioia Tauro in qualche altiforno Tedesco, come la la Liquilchimica di Saline?.