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"Opinionando" By Pietro Vincenzo Marcianò

"Opinionando" By Pietro Vincenzo Marcianò
La grandezza di un uomo si misura dal coraggio che ha di dire la verità e non dalla capacità di nasconderla (P. V. Marcianò)

mercoledì 30 maggio 2012

" ....MA QUANTU ERA BONA A FICA MULINGIANA"

       

La qualità della frutta calabrese è sempre stata eccellente. La frutta, in questa regione, ha gusti, aromi e sapori difficili da dimenticare, perché in Calabria la tradizione di coltivare questi prodotti è antica. La frutta anticamente faceva parte del pasto giornaliero delle popolazioni calabresi. In passato, insieme al pane, alle olive e a qualche pezzo di “cacio”, spesso erano l'unico alimento disponibile. Le particolari condizioni climatiche hanno favorito una frutticoltura di grande qualità , apprezzata in tutto il territorio europeo. Non a caso, nei secoli scorsi, la regione Calabria era paragonata al paradiso terrestre. L'alta qualità dei prodotti calabresi di questo comparto è stata riconosciuta anche dall'Unione Europea, che ha conferito al Bergamotto di Reggio Calabria - olio essenziale la Denominazione di Origine Protetta (DOP) e alle Clementine di Calabria la Indicazione Geografica Protetta (IGP) ed altri prodotti sono in attesa di rivivere importanti riconoscimenti. La frutta fresca o essiccata, è stata conservata in passato nel miele o nella sapa (mosto cotto concentrato) fino a quando non si è diffuso in Europa l'uso dello zucchero.  Anche i fichi d'india appena colti, oppure infornati e conservati per l'inverno, erano spesso il pasto quotidiano dei vecchi contadini Calabresi. Ma il frutto migliore, il più prelibato, da magiare al'alba prima di iniziare a lavorare oppure nei giorni di festa, era "a fica mulingiana". Questo meraviglioso frutto: Il fico (Ficus carica) è il frutto di una pianta maestosa, originaria dell’area mediterranea. Si crede che il fico sia originario dell’Asia Occidentale, ma secondo altre fonti, invece, la sua origine viene posta in Medio Oriente. In ogni caso, sicuramente la sua origine è molto antica. Nella Bibbia, ad esempio, viene citato come il primo “vestito” della storia: Adamo ed Eva si “vestivano”, infatti, di foglie di fico. Nel Vecchio Testamento, il fico viene citato come emblema di abbondanza. In India l’albero di fico è ritenuto sacro,e la pianta viene chiamata Ficus Religiosa. In Grecia il fico è stato protagonista di moltissimi miti, soprattutto di carattere erotico; anche loro lo consideravano un albero sacro, ed attribuivano al dio Dionisio, la nascita di questo albero. Si dice che Polifemo usasse il succo prodotto dal fico per coagulare il latte e produrre formaggi nella sua grotta. Aristotele documenta infatti, in un suo scritto, entrambe le tecniche di coagulazione del latte: la coagulazione di origine animale e quella con il succo di fico. Platone era un grande amante di fichi e per questo motivo gli venne dato il nome di “mangiatore di fichi”. Inoltre raccomandava di mangiare questo frutto poichè secondo lui, aiutava a rinforzare l’intelligenza. Anche per i romani, la pianta di fico, era una pianta sacra, si dice infatti che in occasione delle festività di capodanno, come augurio di un felice e prospero anno, fossero soliti regalare a parenti e amici, del miele e dei frutti di fico. Plinio sosteneva che mangiare fichi ”rende più forti i giovani, aiuta la salute degli anziani, e attenua le rughe”. Insomma, "a fica mulingiana"  è un frutto che i Calabresi dovrebbero ricominciare a coltivare, e immettere abbondantemente sul mercato. Avrebbe sicuramente un ottimo successo.