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"Opinionando" By Pietro Vincenzo Marcianò

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La grandezza di un uomo si misura dal coraggio che ha di dire la verità e non dalla capacità di nasconderla (P. V. Marcianò)

sabato 11 luglio 2015

“Botte da orbi all’Ospedale Riuniti”: Spesso l’apparenza e i testimoni ingannano


La verità dei fatti raccontata da Domenico Romeo; vittima e non aggressore

Devo prima di tutto scusarmi pubblicamente con il giovane laureando in medicina Domenico Romeo che è stato vittima la mattina dell’8 luglio 2015 di ben due eventi. Il primo in merito alla lite sfociata nell’aggressione da parte dell’infermiere del reparto Day Surgery degli ospedali Riuniti “Bianchi Melacrino Morelli”, mentre il secondo evento è stato la pubblicazione sul mio Blog di notizie sostanzialmente errate, poiché i fatti non sono andati per come raccontati dai testimoni presenti, bensì in maniera completamente diversa.
Ho conosciuto personalmente Domenico Romeo, tutt’altro che “giovane guerriero riggitano”, appellativo assegnatogli dai presenti nella saletta d’attesa nel momento della lite con l’infermiere.
L’ho conosciuto e ascoltato con piacere e con orgoglio, perché si è dimostrato tutto l’opposto di come lo avevano dipinto i presenti al fatto. Posso affermare, dopo averci dialogato per alcune ore che, giovani educati, gentili e comprensivi come Domenico Romeo a Reggio Calabria non ce ne sono molti.
Riformulando le doverose scuse a Domenico e ai lettori de mio Blog che, (anche a causa mia) hanno avuto un’immagine distorta dei fatti e delle persone, mi corre l’obbligo di pubblicare integralmente la versione dei fatti per come sono realmente accaduti e raccontati da Domenico Romeo:
Versione Integrale di Domenico Romeo
In data 08/07/2015 mi recavo, dopo aver subito un prelievo ematico nella vostra Azienda Ospedaliera, presso l’ambulatorio di Chirurgia Generale, in compagnia di mia madre, alle ore 9.30, per espletare una visita chirurgica per una sospetta cisti all’ascella sinistra, previamente prenotata per telefono al numero verde del CUP e fissatami per le ore 10.00 del giorno 08/07/2015. Arrivato presso la sala di attesa dell’ambulatorio notavo che c’era la porta chiusa, non c’era un eliminacode e, non sapendo quale fosse la prassi per espletare la visita, ho atteso che qualcuno aprisse la porta per poter chiedere delle informazioni. Dopo 5-10 minuti di attesa, la porta si è aperta ed ho colto l’occasione per chiedere alla persona che aveva aperto la porta le informazioni che mi necessitavano. La persona in questione si presentava vestito con una tuta amaranto e senza un cartellino identificativo (obbligatorio per una Legge dello Stato Italiano –  Decreto Legislativo n. 150/2009). Ho chiesto a costui come funzionasse per essere chiamati per la visita e se l’orario di prenotazione della visita fosse confermato. Questo sanitario mi si rivolgeva in modo stizzito dicendomi testualmente “che chi prende le prenotazioni al cup e’ uno che sta seduto in una sedia davanti ad un computer e che non sa un cazzo di quello che succede in reparto” e che “se potevano sarei stato visitato alle 10, altrimenti alle 11, oppure alle 12, oppure non mi avrebbero nemmeno visitato”. Al che, rispondevo, testualmente “ ma scusi, io ho pagato una visita e forse non mi visitate nemmeno?” Sembrandomi molto strano ed spiacevolmente poco professionale un comportamento del genere da parte di un sanitario, chiedevo allo stesso di identificarsi, visto l’assenza del suo cartellino, per capire che mansioni svolgesse e capire se potevo rivolgermi a qualcun altro, domanda che mi sarei risparmiato volentieri se ci fosse stato il cartellino identificativo, in quanto il soggetto, evidentemente alterato dalla domanda, totalmente leggittima, mi spingeva fuori dall’antro dell’ambulatorio per poter chiudere la porta, ma la porta sbattendo sulla mia gamba non si chiudeva e sono entrato in ambulatorio per rivolgermi a qualcuno che mi desse le informazioni di cui necessitavo e che mi desse spiegazioni del comportamento del sanitario. Entrato dentro l’ambulatorio il sanitario in questione mi rincorreva, mi spingeva e mi picchiava ripetutamente puntando i suoi colpi alla testa e inveendo contro di me dicendomi testualmente e ripetutamente “ti mazzu pezzu i merda”. Mia madre (malata oncologica ed in cura chemioterapica presso il reparto  di Oncogia Medica della Azienda Ospedaliera in questione), nel tentativo di difendermi, si metteva in mezzo, e subiva anche lei percosse ripetute. NESSUNO e’ intervenuto poiche’ in reparto non vi era NESSUN ALTRO oltre questo sanitario. Una volta riuscitomi a  divincolare dall’aggressione del sanitario, sono andato subito alla postazione di polizia che si trova di fronte all’accettazione del pronto soccorso per svolgere dovuta querela, al che il poliziotto in servizio tentava di calmarmi e di chiedermi chi fosse stato ad aggredirmi. Dopo lo stesso poliziotto mi accompagnava al pronto soccorso per essere visitato e medicato ma entrando nell’accettazione del pronto soccorso trovavo seduto il sanitario che mi aveva aggredito, per cui  al poliziotto indicavo che quella era la persona che mi aveva aggredito e nel fare questo, il sanitario si alzava dalla sedia su cui era seduto e  mi aggrediva una seconda volta davanti al poliziotto e ai sanitari del pronto soccorso, sferrandomi un pugno all’orecchio sinistro. Il sanitario veniva fermato dal poliziotto e portato verso la postazione di polizia, ma prima di entrarvici il sanitario mi si rivolgeva dicendomi testualmente “eu ti mazzu”. Nel farmi visitare al pronto soccorso notavo tristemente che nessun infermiere ne’ medico portava il cartellino, deducendone che non era un caso singolo quello del sanitario che mi aveva aggredito ma una prassi diffusa dell’ospedale, l’inosservanza alla suddetta LEGGE DELLO STATO ITALIANO - Decreto Legislativo n. 150/2009.
Ovviamente, a causa dell’accaduto su descritto non ho potuto svolgere la visita chirurgica precedentemente prenotata e pagata.

Nell’augurare al giovane Domenico Romeo un’invidiabile carriera professionale, rinnovo le mie scuse per l’inconveniente e nella speranza che avvenimenti del genere non avvengano più, faccio appello alla Direzione sanitaria Ospedaliera affinché faccia rispettare al personale sanitario tutto, le regole di buona educazione e soprattutto di obbligarli ad applicare sul camice il Tesserino di Riconoscimento